Mi mancano i miei genitori

Mi mancano i miei genitori

Sono figlia unica di due insegnanti di lettere adesso in pensione.
Cresciuta a pane e Dante.
Zuppa e compiti da correggere.
I nostri non sono mai stati pranzi silenziosi.
Di ritorno da scuola i miei si confrontavano ( e lo fanno tutt’oggi) molto animatamente sugli argomenti trattati.
Sulle interrogazioni svolte.
Sui progressi di Tizio, sugli sbagli di Caio, sul modo di aiutare Sempronio.
Per essere considerata dovevo attingere al mio bagaglio culturale, al massimo potevo giocarmi la carta Leopardi o la carta citazioni latine, vincendo di rimando cinque minuti solo per me.
I miei hanno amato la scuola ed i loro alunni di un amore matto e disperatissimo.
A volte li ho perfino odiati.
I loro alunni.
Perché li invidiavo.
Nei nostri litigi la frase ricorrente, specialmente con mio padre, era: tu vuoi più bene ai tuoi alunni che a me.
Pensi più a loro che a me.
I miei non hanno mai preso un giorno di permesso.
Dovevano finire il programma.
Poi c’erano le interrogazioni.
I compiti in classe.
Il nostro anno non è mai iniziato a gennaio.
Abbiamo vissuto con gli anni scolastici.
Il nostro capodanno è sempre stato settembre.
Essere figlia di un insegnante in una piccola cittadina significa non riuscire mai a fare due passi senza che qualcuno ti fermi.
Senza sentire urlare prof. da qualche viuzza
Essere figlia di un prof. (figurati di due)..
significa avere tutti gli occhi puntati su di te in classe
Se vai bene sei raccomandata
Se vai male poveri genitori
Loro professori
Tu ciuca
Io per non fare dispetto a nessuno
Sono stata
Brava
Bravissima
Irrequieta
Indecente
Pestifera
Sempre fuori dalla porta
Nascosta dai bidelli
Della scuola di mia madre
Quando prendevo un brutto voto
Era sempre colpa mia
Sempre
Ma questa è un’altra storia.
I miei hanno amato i loro ragazzi più di loro stessi
Hanno sofferto con loro
Sorriso con loro
Se chiudo gli occhi vedo la mia mamma dietro la cattedra
Con gli occhiali sul naso
E la catenella dietro le orecchie
La penna tra le dita
China sui registri
I miei genitori hanno cominciato ad insegnare a vent’anni
Hanno dato e preteso
Rispetto
Affetto
Dialogo
Il tre non è mai stato alla persona
Mio padre ogni anno fa una cena diversa
Ritrova alunni che sono diventati
Adulti
Genitori
Nonni
E quando ha perso uno di loro
Ha perso un pezzettino di sé stesso
Ho visto piangere i miei genitori
Di fronte ad un banco vuoto
Quel macigno che ti spacca il cuore
Ogni mattina
Ogni giorno
Ogni settimana
Per sempre
Li ho visti diventare “nonni” di pance cresciute dietro ai banchi
Accompagnarli all’altare
Diventare grandi con loro
E alla fine ho capito
Io non sono mai stata figlia unica
Essere figlia di insegnanti significa anche questo
Condividere i propri genitori
Un pezzo di cuore a te.
Un pezzo di cuore ai loro alunni.
Per sempre.
Ps. Poi ci sono anche gli insegnanti merda ehhhh…
Ma questa è un’altra storia.

Irene Vella

I am the only child of two letter teachers now retired.
Raised on bread and Dante.
Soup and homework to correct.
Ours have never been silent lunches.
Back from school, my parents confronted (and still do today) very animatedly on the topics covered.
On the questions raised.
On Tizio’s progress, on Caio’s mistakes, on how to help Sempronio.
To be considered I had to draw on my cultural background, at most I could play the Leopardi card or the Latin quotation card, winning in return five minutes just for me.
My parents loved school and their pupils with a mad and desperate love.
Sometimes I even hated them.
Their pupils.
Because I envied them.
In our quarrels the recurring phrase, especially with my father, was: you love your pupils more than me.
You think more of them than me.
My parents never took a day off.
They had to finish the program.
Then there were the questions.
Homework in the classroom.
Our year never started in January.
We lived through the school years.
Our New Year has always been September.
Being the daughter of a teacher in a small town means never being able to take two steps without someone stopping.
Without hearing scream prof. from some alleys
Being the daughter of a prof. (figured of two) ..
it means having all eyes on you in class
If you do well you are recommended
If you go wrong poor parents
Their professors
Tu ciuca
I to not spite anyone
I have been
Brava
Very good
restless
Indecent
pestiferous
Always outside the door
Hidden by janitors
From my mother’s school
When I got a bad mark
It was always my fault
Always
But that’s another story.
My parents loved their kids more than themselves
They suffered with them
Smile with them
If I close my eyes I see my mom behind the chair
With glasses on his nose
And the chain behind the ears
The pen between your fingers
China on the records
My parents started teaching at the age of twenty
They gave and demanded
Respect
Affection
Dialogue
Three has never been to the person
My father has a different dinner every year
Find pupils who have become
Adults
parents
Grandparents
And when he lost one of them
He has lost a little bit of himself
I saw my parents cry
In front of an empty bench
That boulder that breaks your heart
Every morning
Everyday
Every week
Forever
I saw them become “grandparents” of bellies raised behind the benches
Accompany them to the altar
Growing up with them
And in the end I understood
I have never been an only child
Being a daughter of teachers also means this
Share your parents
A piece of heart to you.
A piece of heart to their pupils.
Forever.
Ps. Then there are also teachers shit ehhhh …
But that’s another story.

 

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